Gesti antichi ritmati secondo cadenze sapienti e accompagnati da note inconfondibili: il secco rintocco del punteruolo del ciabattino sulla tomaia, lo stridore metallico delle lame dell’arrotino, il fresco tintinnio delle gamelle del lattaio, l’allegro scoppiettare delle caldarroste... E siccome spesso la “bottega” era la strada o la piazza, questi suoni erano annunciati e preceduti dal fruscìo di una ruota, dal sibilo di un freno, dal tonfo sordo di un piede e poi dell’altro appoggiati a terra... Perché a chi faceva del proprio lavoro un’occupazione itinerante e non poteva permettersi un’automobile, né tantomeno un furgone, non restava che la bicicletta.

Immagini e colonne sonore dell’operosità di un’Italia non più contadina e non ancora industriale. Le ha strappate all’oblio un romantico collezionista romagnolo, Maurizio Urbinati, che da alcuni anni a questa parte si è dedicato al recupero, al restauro e alla valorizzazione di vecchie biciclette. Ne ha riunite tante, Urbinati. Sono uniche nel loro genere e per certi versi strabilianti, tanto appaiono trasformate, riadattate e accessoriate degli strumenti indispensabili.

La bicicletta del macellaio era attrezzata di vari tipi di coltelli, batticarne e tritacarne, utili a scannare i maiali e a ricavarne insaccati. Il meccanico che arrivava in soccorso di chi era rimasto appiedato dal suo mezzo, invece, viaggiava carico di colle e di toppe, di ruote e di camere d’aria, e persino di un catino che, riempito d’acqua, serviva per individuare la foratura. Il burattinaio, per allietare le fiere di paese, si portava dietro un teatrino completo di marionette, scenografie e rudimentali giradischi. L’impagliatore che aggiustava sedie, fiaschi e damigiane badava che le corde e i fili di saggina non si impigliassero nei raggi; il pescivendolo si sobbarcava anche il cosiddetto “focone”, dove cuocere al volo il suo carico. Il sarto aveva una miriade di cassetti e cassettini dove conservava bottoni, forbici, aghi, fili e fogli di giornale per realizzare i modelli. Il bersagliere, infine, utilizzava una bici pieghevole per potersela caricare in spalla quando i sentieri di montagna diventavano troppo impervi.

Non puntavano a un traguardo come i campioni delle corse. Non inseguivano la linea perduta come i cicloamatori del week-end. Non abbandonavano l’auto solo perché costretti dai “blocchi” delle domeniche ecologiche. Ma anche per loro la bicicletta è stata fedele compagna di strada e di fatica.

MESTIERI E PROFESSIONI LEGATI ALLE BICICLETTE ESPOSTE


Il rishò tipico mezzo cinese antesignano degli odierni taxi,
è esposto in omaggio alla recenti Olimpiadi di Pechino.

LE BICICLETTE DI MAURIZIO URBINATI

  • 16) Marionettista

  • 17) Meccanico

  • 18) Militare

  • 19) Pescivendolo

  • 20) Piadinaro

  • 21) Pittore

  • 22) Pompiere

  • 23) Postino

  • 24) Prete

  • 25) Sarto

  • 26) Spazzacamino

  • 27) Straccivendolo

  • 28) Tornitore

  • 29) Vongolaia

  • 30) Rishò

  • 1) Arrotino

  • 2) Barbiere

  • 3) Bersagliere

  • 4) Caldarrostaio

  • 5) Cantastorie

  • 6) Ciabattino

  • 7) Clown

  • 8) Contadino

  • 9) Falegname

  • 10) Fotografo

  • 11) Giornalaio

  • 12) Impagliatore

  • 13) Lattaio

  • 14) Macellaio

  • 15) Maniscalco