Maurizio Urbinati è nato l’8 maggio 1956 a Santa Giustina di Rimini (Rn), è sposato e ha due figli. Di professione è fornaio a Sant’Arcangelo di Romagna, ma la sua passione per il collezionismo l’ha portato da alcuni anni a dedicarsi al recupero, al restauro e alla valorizzazione delle biciclette legate ad antichi mestieri. Una passione nata dai racconti ascoltati nel casolare di famiglia dai nonni e dai cantastorie, alimentata dalla mamma novantenne e da storie di vita tramandate a memoria.
Una ventina d’anni fa, da un rigattiere, Urbinati scovò la prima bicicletta, quella dell’arrotino. Da allora una meticolosa ricerca condotta un po’ in tutta Italia gli ha permesso di riunire diversi esemplari, unici nel loro genere, accuratamente riadattati e accessoriati degli strumenti indispensabili per mestieranti senza fissa dimora, che svolgevano i loro lavori direttamente a domicilio, casa per casa, nelle campagne, nelle strade o nelle piazze. Lavori che potevano consistere nella riparazione di oggetti e utensili d’uso quotidiano, nella prestazione di piccoli servizi o nella vendita di generi di consumo, e che spesso erano ripagati in natura, con il vitto per la giornata e un ricovero notturno.
La raccolta di Urbinati è già stata oggetto di numerose esposizioni in Romagna. Una selezione significativa è stata messa in mostra l’anno scorso a Palazzo Tentorio, sede del Comune di Canzo (Como), e al Museo Internazionale del Ciclismo del Ghisallo a Magreglio (Como). Proprio il successo conseguito da questa rassegna ha indotto gli organizzatori ad accogliere la richiesta di A2A di riproporre l'evento sulla piazza milanese.
Emilio Magni, erbese, curatore della Guida alla Mostra, è giornalista e scrittore. Cronista per molti anni, prima per La Provincia di Como, poi per Il Giorno, ha raccontato vicende e aspetti più o meno noti della sua terra, la Brianza, in libri come Erba una città allo specchio, Brianza rimani! e Vecchie osterie della Brianza (in collaborazione con il fotografo Mario De Biasi), Grappino armandolato, Tira, mola e meséda, Aria di casa, e i più recenti L’è tua l’è mia l’è morta a l’umbrìa (cinquemila copie vendute) e Il dialetto dei mestieri perduti (ed. Mursia). Ma ha anche viaggiato per il mondo, scrivendo dell’India e delle Ande e illustrando i retroscena del business di stupefacenti nel “Triangolo d’Oro” del Sud-Est asiatico (Guerra all’eroina, colpevole rinuncia).
Una storia del tutto particolare da lui raccolta è quella del sommergibilista lariano Giovanni Mario Rota, protagonista di Sopra e sotto le onde (ed. Romeo Sozzi) e probabilmente unico soldato al mondo a tornare a casa con la documentazione di un episodio bellico che lo riguardò personalmente: un ritaglio del Times che riportava la cronaca fotografica della fine del Cobalto, sommergibile della Regia Marina italiana su cui Rota era imbarcato e che fu affondato dagli inglesi durante la seconda guerra mondiale. Custodita gelosamente la sua avventura per alcuni decenni, Rota ha poi deciso di svelarla proprio a Magni.
Tra pochi giorni Magni festeggerà i settant’anni con la sua ultima fatica editoriale, Ciumbia, che bèla tusa (ed. Mursia).

